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mercoledì 10 novembre 2021

Maria Ianniciello e il suo impegno culturale on line: l'intervista

 

MARIA IANNICIELLO

logo di internet 

La rete ha conosciuto una metamorfosi che non ha, del tutto, inficiato la sua vocazione culturale grazie a tanti che la animano.

L' Arpanet, dall'ambito militare, arriva nel 1969 alle università americane e nel 1991 diventa www. al Cern grazie a Tim Berners-Lee che non ha esercitato diritti di copyright sulla sua creatura.

La gratuità della rete coesiste, ancora, accanto a servizi a pagamento, advertising ed un prorompente e-commerce.

Lo human-tech-space di Internet ha un'intrinseca capacità e necessità di inclusione e partecipazione alla vita virtuale ma riproduce, allo stesso tempo, esclusione.


Da una parte consente e sollecita forme di partecipazione democratica e dall'altra parte genera la costituzione di enclave e di "ghetti" abitati da piccoli gruppi autorefenziali con vissuti condivisi al loro interno: isole nel mare magnum della rete.

L' autorevolezza di cui si gode nel reale si rispecchia puramente nei social network creando e rafforzando una élite tecnologica che impone modelli di comportamento, valori condivisi e nel contempo alimenta il fenomeno di un falso protagonismo in chi vive a lato degli influencer nella propria condizione di "amico" o follower che dir si voglia.

Chi è deprivato di relazioni consolidate, in tal modo, si riflette in una autorevolezza non propria ma ricavata dall'influencer.

L'individuo, per Luciano Floridi, vive come le mangrovie ovvero una doppia esistenza e si può ben dire che l'uomo è un ibrido, un anfibio tra l'on line e l' off line.

Nei contatti quotidiani un cenno, un silenzio, uno sguardo ovvero il solo linguaggio del corpo creano legami non riproducibili nelle reti virtuali e questo consente situazioni aperte, mobili, plastiche, con una variabilità che arricchisce società ed individui: il mondo della vita esiste, eccome, ed è la nostra àncora di salvezza.

L'uomo non è il grafo o il nodo dell'informatica e Sinibaldi scrive che "in termini topologici un social network è una via di mezzo tra una struttura rigida in cui i legami tra persone sono fissati, e una struttura random, in cui i rapporti sono casuali"

Il bello della rete è poter incrociare, quando meno te lo aspetti e per l'appunto random, siti che suscitano curiosità ed interesse.

Pochi giorni fa mi sono imbattuta nel portale https://www.culturaeculture.it/ di Maria Ianniciello in rete dal 2008, recensionista di romanzi, libri, film e serie tv e documentari.

Maria è presente su Facebook https://www.facebook.com/culturaeculture.it/?ti=as 

su Instagram https://www.instagram.com/maria_ianniciello_giornalista/

e con un Podcast https://www.culturaeculture.it/cultura-culture-il-podcast/

A Maria Ianniciello ho chiesto se fosse stata disponibile a parlare della sua presenza on line, di cosa pensa di internet e di tematiche di attualità.

Maria ha accolto l'invito ad una chiacchierata che, sono certa, i lettori troveranno interessante.


Maria Ianniciello,

- Le Big Tech ci ospitano in cambio di una nostra cessione volontaria di dati e contenuti. Cessioni di valore cui non corrisponde alcun diritto d'autore. Come vive questa la realtà che pare immodificabile?

M.- Vivo questa piccola grande rivoluzione informandomi da fonti affidabili e cercando di tutelare me e i miei cari il più possibile.

Abbiamo il diritto/dovere di essere cittadini attivi anche proteggendo i nostri dati e chiedendo ai legislatori di mettere ordine in questa giungla che è la rete.

Personalmente divulgo poco della mia vita privata e comunque sono consapevole che ci sono dei rischi/benefici nella mia scelta di vivere attivamente il web, in particolare i social; all’inizio non conoscevo i lati più oscuri di questi luoghi e sono stata presa dall’entusiasmo.

Col tempo ho cominciato invece a capire che esistono anche molti contro soprattutto per quanto riguarda i nostri dati che potrebbero essere usati anche per manipolarci e comunque per alimentare i nostri istinti consumistici. Conoscendo i nostri bisogni per il marketing diventa tutto più semplice.

I suoi studi ed il suo impegno sulla condizione delle donne le suggeriscono, in relazione a nuove conquiste, ottimismo per il futuro?

M.- Sono ottimista per natura sulla condizione femminile e in genere sui temi dell’inclusività in Occidente.

Purtroppo c’è ancora tanto da fare nei Paesi sottosviluppati e in via di sviluppo ma anche nel nostro civilissimo Occidente bisogna sempre tenere alta la guardia e battersi per esempio per una scuola che educhi i bambini e le bambine a vedere nelle persone degli esseri umani, annullando tutti quei pregiudizi sul colore della pelle, sulle preferenze sessuali, sul genere, sullo status sociale e sull’area geografica di provenienza.

- Ama di più recensire libri o film?

M.- Amo la lettura e il Cinema allo stesso modo. Non ho preferenze.

Anche se in genere recensisco meno libri che film in un mese proprio perché mi prendo molto più tempo per la lettura di un libro.

- L'ambientalismo riuscirà a imprimere una svolta nel mondo della produzione e del consumo?"

M.- Non so, me lo auguro per il bene dell’umanità.

Se l’ambientalismo non ci dovesse riuscire, sarebbe un grosso problema per tutti noi.

Purtroppo la mentalità che c’è alla base del consumismo è la diretta responsabile dei problemi ambientali.

Ora non vi resta che seguire Maria. 


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