mercoledì 6 luglio 2022

FILOSOFIA E MUSICA


All’origine, la musica pare risolversi tutta nella filosofia, come modello dell’attività del relazionarsi o dell'armonizzarsi dei suoni dall'acuto al grave, all’intonazione del modello scalare: il filosofo è già musicista, come narrò Platone: nel Fedone nel sogno fa già musica altissima. Nel Sofista la filosofia è musica, perché evidenzia le modalità dell'accordarsi e dispiegarsi nella completezza.

Filosofo e musicista hanno una vocazione per la musica ma si dedicano alla filosofia o viceversa. Sono persi o presi in una naufraganza che sfugge.

La filosofia è musica o la musica è il mondo che canta, e la musica è il sublimarsi nella filosofia, ma con profonda asimmetria.


Quel situarsi è l'eventuarsi di una tragicità immanente, quasi una destinanza che ancora è in attesa di una risposta che non si è data.
Musica e filosofia sono l’interpretazione pitagorica dei paradigmi di relatività del fondarsi, al di là del relazionarsi mondano.
Una problematica o interpretazione che viene in luce all’interno della bellezza della musica stessa.
Il darsi del suono, al di là della bellezza musicale sfugge ad ogni semplificazione logica, è irriducibile ad una sistemica formale o adeguatezza ideale.

La morfologia del suono

Gli aspetti udibili, quali ritmo, forma, densità o rarefazione di eventi sonori, sono la morfologia del suono “estetico-musicale” in evidenza spaziale ideale quale opera poietica.
La fenomenica è il mostrarsi del sonoro quale purezza del suono che non possiede nulla, né ha il suo essere nel fenomeno sonoro.
L’indeterminatezza si eventua nelle consonanza dell'altezza, durata, timbro, intensità per eventuare dissonanze o l’idea della bellezza o il suo “essere-per-i-sensi” o estetica del fenomeno creativo.
La “transtemporalità” nella musica è l'eventuarsi o abnegarsi, sistole e diastole, è immanenza di presenza e assenza.
La bellezza risiede nelle composizioni timbriche in assenza di strutture di referenza, nell’accadere discontinuo di suoni e silenzi.

Il silenzio quale bolla fullerenica e il suono

Il tempo musicale della bellezza ideale si disvela così quale misura vuota, come se fosse bolla fullerenica che scoppia sulla superficie del silenzio: il centro attorno a cui gravitano tutte le forze, le diramazioni, le infinite possibilità, è silenzio.
Il silenzio è spinta ad agire, impulso, motore immobile della dynamis: il silenzio è il fondamento abissale, principio o priorità della musica, il suono si manifesta, si espande e si esaurisce: è il mostrarsi della dinamica, del mostrarsi ed abnegarsi dell'evento musicale.

L'eccedenza del suono

L'evento fondamentale della musica è il suono. Eulero scoprì che il suono musicale sorge da vibrazioni isocrone delle onde d’aria.
Il suono ha una eccedenza che non si lascia imbrigliare nelle simmetrie matematiche.
Il suono si eventua in latenze che consentono all'esserci di ascoltarsi, di scoprirsi, di incontrare sé stesso, attraverso le dispieganze che il suono dell’evento sonoro sublima “aldilà” della parola, della semantica di referenza.
Tuttavia la divisione del tempo e le proporzioni matematiche non sono percepibili per la loro rapidità o alterità o alternanza, la matematica mostra e svela il rithmos delle vibrazioni; la bellezza del suono musicale è già in sé, e la musica, in virtù dei suoi fenomeni sonori compositivi, è arte bella, e non semplicemente piacevole.

Leibniz e la percezione

Si può avvertire l'eco della teoria di Leibniz per cui la percezione cosciente deriva da una molteplicità infinita di piccole percezioni inconsce.
Ma il suono è per Leibniz, la transpoiesis di un calcolo matematico inconscio, aepistemico, “exercitium arithmeticae occultum nescientis se numerare animi” non riconducibile a regole matematiche nella rigorosità e completezza, ma sempre intrise di paradossalità e indeterminatezza ontopologiche. 

Temporalità, transonanza comprensione, consonanza 

La musica è il dispiegarsi dell'evento o struttura ontologica della temporalità.
Sublimità è la transonanza tra la paura, o il pericolo,  è la musica di un uragano, o tempesta o movimento inaudito, o la stessa violenza della natura.
L'apprensione lì supera la comprensione, l'apparente consonanza o l'apparenza fenomenica si dà in dissonanza.
L'idea estetica fenomenica è una sequenza potenzialmente infinita di pensieri legati da nessi, non tutti logici, o una catena illimitata di pensieri, connessi l'uno con l'altro, rispondenti all’intenzionalità espressiva dell’archegete, non sempre situabili e dimostrabili nel logos evidente.

Il piacere estetico

Quelle presenze che, pur suscitando spavento o smarrimento, dispiegano paradossalmente un piacere estetico.
L'eventuanza piacevole sorge quando l'archegete ammira anche la dinamica minacciosa, o la contempla senza paura, anzi l'evento diventa tanto più attraente per quanto sia spaventevole l'apparenza dell'onnipotenza della natura.
Lo stupore che confina con lo spavento che si prova alla visione di vertici che si elevano, di abissi in cui le acque precipitano furiose durante diluvi, non costituiscono più un timore, sono soltanto una prova dell'immaginario per l'archegete d'essere superiore alla natura armoniosa o dissonante in sé e fuori di sé, sia sinfonica sia operistica.

L'asse diacronico e l'asse sincronico

Il duplice sviluppo, lungo l'asse diacronico della melodia e lungo l'asse sincronico dell'armonia, la dominante del tema dispiegano la transonanza musicale.
Il tema musicale introduce la coerenza fenomenica noumenica che esprime l'idea estetica della coerenza fenomenale o noumenica epistemica.
Così quell'eventuanza consente all'archegete di svelare l'ontopologia, aldilà dell'ideale estetico o dell’intenzionalità compositiva del musicista.
Nella musica l'idea estetica, la presenza delle idee estetiche, può elevarsi ma con quei fenomena in fondo non si pensa niente.
Però per il loro variare vivace o l'alternanza si disvela la transonanza.

L'attesa

Non è l’armonia dei suoni o delle arguzie o la bellezza fenomenica a fondersi quale sublime; l'armonia pare sia sempre congiunta in un alternarsi di tensioni e rilassamenti,o è un movimento dinamico del piacere per un pensiero che, in fondo, non rappresenta niente, ma eventua un’attesa.
L’attesa potrà essere colorata da una gamma illimitata di tonalità transfinite o allusiva, intrisa di  transonanze ove il ritmo musicale possa eventuare la transpoiesis con movimenti sublimi tali da dispiegare la complessa sublimanza della musica, o abneganze pervadenti le strutture ontopologiche delle tematiche: una connessione profonda tra musica e fenomenica dei movimenti.

La paradigmatica epistemica e la morfogenesi dei suoni 

Ma in quanto si eleva alla bellezza, nell'analisi di musica e filosofia, la musica pare coinvolgere le idee estetiche e con la sua interna complessità sfugge a qualsiasi paradigmatica epistemica o noumenica o fenomenica.
La musica si dà nella molteplicità indeterminata di significati in virtù della morfogenesi dei suoni e delle loro strutture ontopologiche o tematiche. 
La musica sublime è la transpoiesis pensante per esprimere l'inesprimibile fantastico o misterico o tragico.

Platone e la musica

Platone situa la contemplanza della bellezza in sé, divina e monade quale forma della bellezza quale armonia invisibile o armonizzarsi musica della natura stessa.
L'evidenziarsi del fenomeno musicale ontologico, coniugato alla struttura temporale del suono, o alle specificità estetiche e recettive, o al percepirsi dimensionale dell’ascolto è il mettersi in luce o il costituirsi dei nessi che coniugano le categorie concettuali tradizionalmente impiegate dalla fenomenologia della musica.

La musica o un suono?

Platone ideò l'enigma: dov'è e com'è la musica che non c'è qui e dalla quale tuttavia la musica che c'è qui deriva e dipenda?
Platone intuì che possa esserci là dove il pensiero fluttui, senza sforzo sistemico, senza aspirazioni ontoteologiche ma solo quale eventuanza dell'essersi.
Non è tanto importante il fenomeno del vedere meglio il visibile, ma di vedere per la prima volta l'eventuarsi dell'invisibile, o l'invisibilità sublime.

Mozart: la musica caosmica

In Mozart, c'è l'eventuanza della dinamica, o la morfogenesi d'onda.
Lì lo “spazio-tempo” dinamico, le vibrazioni, le trasformazioni, le composizioni o proiezioni, i movimenti di cambio o di pura velocità o di velocità differenziale eventuano la dinamica della singolarità della transonanza: dispieganti singolarità morphologiche. 
Così come il sublime si dà nel mondo, altrettanto si risprofonda nella pesantezza della pietra, nella durezza e nella lucentezza del metallo, nella compattezza e nella duttilità del legno, nello sfavillio e nella cupezza del colore, nella transonanza del suono e nella forza virtuosa della parola.
La pietra grava, mostra pesantezza e proprio così si ritrae in sé stessa; il colore si accende e resta tuttavia chiuso; il suono risuona e tuttavia non emerge nella svelatezza in completezza.
Tutte le cose rifluiscono nella relativa singolarità virtuale: nell'ontogenesi delle monadi che si schiudano c'è il medesimo incompreso o “non-compreso” quale disvelatezza. 

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