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sabato 4 settembre 2021

Wassily Kandinsky: L'arte tra Mimesi, Musica, Filosofia e Topologia


Wassily Kandinsky Macchia Rossa 1921 
Wassily Kandinsky Ouverture musicale del 1919 
Wassily Kandinsky Composition n. 10 1939


Wassily Kandinsky nella sua arte e con i suoi stumenti, colori e composizioni, genera universi che ospitano temi legati alla Musica, alla Filosofia, alla Fisica ed alla Topologia superando la Mimesis. 


Un cambio di paradigma nell'arte si ha con Wassily Kandinsky che, nell'uso dei colori, supera il soggetto a beneficio della dissoluzione delle forme, in particolare: nelle composizioni che vedono la musica come medium raggiunge l'immaterialità e il superamento della figurazione e dell'arte come Mimesis.


La teoria dei colori, le composizioni che vedono la musica protagonista, l'abbandono della figurazione costituiscono una svolta verso  morfogenesi e metamorfosi delle forme infatti, con le parole dell'artista,“ogni opera d’arte nasce come nasce il cosmo: attraverso catastrofi che dal fragore caotico degli strumenti formano una sinfonia". 

Wassily Kandinsky vede nella Musica e nella Topologia i luoghi vocati all'atto creativo ed a un pensare che guarda alla Filosofia. 


Indice dei Contenuti  

  • I colori di Kandinsky
  • Il superamento della Mimesi
  • La Teoria dei Colori e la Musica
  • Arte e Topologia
  • Arte, Scienza e Filosofia
  • Kandinsky e Veermer  

  • I colori di Kandinsky         

Wassily Kandinsky
sembra davanti a noi mentre dai tubetti spreme i colori ad olio e osserva "l’emergere di questi esseri singolari che si chiamano colori" dotati di "vita propria" e di un equilibrio instabile.

  • Il superamento della Mimesi

Il suo è un cambio radicale di paradigma: con lui 
la mimesi non abita più l'arte dopo secoli di dominio assoluto.  

  • La Teoria dei Colori e la Musica

Wassily Kandinsky lascia da parte il soggetto, e l'oggetto-forma per dare voce ai colori, è la loro magmatica esistenza che crea mondi: l'artista, nell'attraversare la superficie con i colori, va alla ricerca dell'in/visibile: un viaggio verso la morfogenesi che è dissoluzione di ogni materialità.

Non solo pittura: "La teoria dei colori" e la musica sono passaggi della sua ricerca da cui origina la rivista "Il cavaliere azzurro" periodo in cui abbandona il soggetto e l'oggetto-forma per dare voce esclusivamente ai colori, è la loro fluidità che porta all'informe.

Trova, nelle dissonanze di Schönberg, nuova linfa per le sue opere che, fino dai titoli "Impressione"  o "Composizione", vedono nella musica il medium, per eccellenza, più prossimo al colore per la sua immaterialità.  

  •    Arte e Topologia

Le forme geometriche: linee e cerchio diventano la cifra del suo linguaggio:
vede nel cerchio "un legame con il cosmico" e nella sua forma caratteristiche di precisione e variabilità, stabilità ed instabilità in "una tensione che porta in sé infinite tensioni".
Per Kandinsky “ogni opera d’arte nasce attraverso catastrofi" e qui con la sua arte lambisce René Thom e Topologia.

  • Arte, Scienza e Filosofia

Purezza e nitidezza delle forme generano veri e propri universi, spazi indefiniti
come nuove galassie che ospitano mondi sconosciuti: la nuova fisica, la relatività, la quantistica, la termodinamica e la Topologia aprono il nostro sguardo all'infinitamente piccolo, a spazi-tempi e all'invisibile che non percepiamo nel nostro quotidiano.  

Non è estraneo, in questo, contesto la domanda di senso che l'uomo si pone da sempre e che trova nella Filosofia il luogo per eccellenza della ricerca di risposte pur sempre inesauribili. 

Come dice Tonelli arte, scienza e filosofia non possono non continuare a parlarsi non solo a livello epistemologico. https://frame-frames.blogspot.com/2021/04/gtonelli-gtonelli-per-il-dialogo.html?m=1

Basti pensare all'importanza della tecnologia nell'indagine della pittura e di conseguenza del processo creativo.

  • Kandinsky e Veermer

L'arte, da sempre, e con Kandinsky va oltre il visibile come fa Veermer, col suo riquadro giallo sul panorama di Deft, per darci un altro orizzonte visivo che ci suggerisce di abbandonare ogni forma di hybris ed anche ritrosia verso la tecnologia che si mostra fondamentale nell'esplorazione dei segreti della  bellezza nell'arte.

La National Gallery di Washington ha proceduto quasi come in una ricostruzione archetipica, archeologica strato per strato all'esame chimico di alcune tele di Veermer. https://www.treccani.it/enciclopedia/vermeer-jan-detto-j-v-van-delft/ 

In questo modo ha ricostruito il sostrato della sua pittura a livello di singoli frames che hanno fatto emergere il processo creativo ed evidenziato lo sfondo preparatorio del dipinto ed i bozzetti: schizzi generativi dei capolavori.

Emerge una mano nervosa con pennellate in rapida successione che danno origine a differenti stesure.

Un incontenibile creatività fatta di ripensamenti vorticosi: il big bang della creazione artistica.

Vediamo il Veermer durante la nascita delle varie fasi del suo dare forma alle primordiali visioni del dipinto.

L' uso dei lapislazzuli per ottenere il blu oltremare, l'accuratezza di ogni minimo dettaglio, le sottili sfumature non sono sufficienti a spiegare chiarezza e nitidezza la purezza delle sue opere.

La sua pittura trasparente e cristallina e, oltre ogni dire, in limpida non la accomuna alla semplicità.

Il lineare nasconde il complesso: questa duplice instabilità sottostante, forse, racchiude il segreto dell' inespicabile bellezza in Veermer.

La National Gallery ci propone lo sguardo della chimica senza remore per restituirci ogni palpito dell'atto creativo e della ricerca e cattura del Santo Graal di ogni artista e quindi di Veermer quanto di Kandisky: i giochi della luce e delle ombre.


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