martedì 23 luglio 2013

Per una FILOSOFIA DEL GIOCO di GIACINTO PLESCIA in popsophia.it

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LA FILOSOFIA DEL CALCIO: "Se la filosofia dà un calcio in paradiso", un articolo di Pietro Gibellini
Data pubblicazione : 14/04/2013
Riportiamo, a mo' di riflessione aggiuntiva e preparativa dell'incontro di martedì prossimo al teatro dei Dioscuri a Roma, un articolo di Pietro Gibellini pubblicato l'8 luglio del 2010 su Avvenire e intitolato "Se la filosofia dà un calcio in paradiso". Si tratta di una attenta riflessione critica sul saggio "La filosofia del calcio" del filosofo Bernhard Werte. Buona lettura.

Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • gpdimonderose https://frame-frames.blogspot.com

    29-06-2013 08:33 - #1
    gpdimonderose https://frame-frames.blogspot.com 

L' essere-corpo-animato non si presenta mai al pensiero quale ente sussumibile nella razionalità perchè c'è sempre un dispiegamento, quasi un chaos abissale ove è indeterminata ogni capacità di logica, razionalità.

C'è il dispiegarsi di un essere-corpo che non potrà mai essere compreso dal pensiero metafisico.

E' necessario pensare quell'essere ancora nascosto all'interno dell' essere-animato:questo quasi fosse un chaos, non ha trovato forme stabili di rappresentazione di ordine simbolico giacchè essa non può essere mai formalizzata né simbologizzata, essa è sempre caotica, imprevedibile, in conflitto con sè e con il mondo. 

Una differente visione dell' essere-corpo, è rimasta occultata ed appare sul terreno del gioco.L'agonismo sembra voglia svelare una dimensione dell'essere che è rimasta occultata. 

Forse all'interno dell'ontologia del gioco è presente un quid che ha prodotto due paradigmi differenti: quella prevalente, fuori del gioco: ove è essenziale distruggere l' essere-che-è-di-fronte; quella all'interno del gioco ove l'essere vince sull'altro che gli sta-di-fronte senza mai distruggerlo nella sua essenza, anzi, suscita nell' altro il dispiegarsi delle sue qualità migliori, della sua forza ed intelligenza.

Nel gioco infatti l'essere si trova di fronte sempre un altro essere che si esprime nelle sue qualità d'eccellenza tant'è che riesce a piacerci solo quando ci sorprende e ci vince, con le migliori qualità intellettuali.

C'è quindi un antagonismo ed un'amicizia, una filei, uno stretto legame tra due antagonisti, tra l'essere e la sua alterità.

Nel gioco l'avversario è da considerarsi come un antagonista del cui essere si sente necessità: sen- za l'antagonista finisce il gioco.

In altri termini: l'essere e la sua antitesi nel gioco non dovranno mai essere completamente soppressi ma, devono coesistere e contrapporsi. 

Si è di fronte a un capovolgimento paradigmatico: inizio di un nuovo pensiero.



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