martedì 2 agosto 2022

 
Il Mito ed il Caosmos



La nascita degli dei vede “Dioniso-Zagreus” risorgere autodinamicamente, portando in sé, nell’oscura “dynamis” propria dell’involucro corporeo, i Titani quali forze telluriche dinamiche: la sua luce, “daimon”, si inabissò nell'esserci.

Il “dynamaion” nel mito greco https://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia_greca generò autodinamicamente i Titani : Oceano, Yperìon, Divina, Fluente, Norma, Memoria, Ispirazione e Cronos.

  • Il mito autopoietico

La dimensione metamorfica del mito è una singolarità all'interno di spazi topologici, le azioni all'interno della struttura del mito ne modificano le condizioni: il mito è  un sistema autopoietico, instabile come il caos.
La “dynamis” è indicibile, è impronunciabile, non può essere oggetto né di discorso, né di pensiero: è mitologica, poietica, “non-epistemica” è intraducibile e difficile da comprendere: è necessario un pensare differente per poter essere colta nella sua essenza.

  • Il Mito ed il Caosmos : pólemos” e “dynamis 

Il “pólemos” è “dynamis: la guerra è comune, tutto avviene secondo contesa e necessità o eristica per Eraclito.
Dinamica reciproca di tutte le cose col fuoco e del fuoco con tutte le cose, come delle merci con l’oro e dell’oro, mutamenti dinamici del fuoco: dapprima mare, del mare una metà terra, l’altra soffio cosmico della “dynamis” o cosmogonia della “physis”.

  • Eraclito: la “dynamis” concorde e discorde

Eraclito svela la dinamica dell'eristica in accordo o in discordanze discordi, quale armonia, concorde pur discordando: armonia di tensioni contrastanti come nell’arco e nella lira: questi, infatti, trasformandosi sono quelli, e quelli a loro volta, sono la “dynamis”, concorde e discorde, armonica e disarmonica.

  • Il “cosmos” e la “physis”

Il “cosmos” è la “physis” originaria, dotata di una propria vitalità strutturalmente stabile, che si rivela in “dynamis” della “physis-archê” meteorologica; evaporazione, condensazione, fulmini, interpretati come risultato delle metamorfosi fenomeniche, caratterizzano il mito ed il caosmos.

La natura, oscura, indomita, svariata, cangiante, transvedenza che tutto vede, si dà quale “Cronos-dynamis”: beato demone supremo dell'instabilità, del “tempontopologico”.

  • Aristotele: il “dynamaion”, la “methexis” e la “dynamis-energheia-entelécheia”

Aristotele non usa il discorso mitico, ma concetti come “dynamis” o “energheia”, dove il “dynamaion” equivale quasi a ciò che viene pensato nella “methexis”.
Per Aristotele, ciò che è stabile e presente ha il carattere del movimento o della quiete, nella quale il movimento si è concluso, ed è connotato come “dynamis-èrgon” ed “enèrgheia”; nel mutamento della “enèrgheia” nella “actualitas”, ogni evento ha una struttura ontologica: l'”enérgheia” e l'”entelécheia”.

La potenza o “dynamis” è la possibilità, la potenzialità di un mutamento della “physis”.

La “dynamis-energheia-entelécheia”, si presenta come situazione di scelta ontologica, e ontologica biforcazione dell'essere.

Una continuità liscia, senza salti né lacune, è lo sfondo impercettibile su cui si stagliano gli eventi, le trasformazioni, le faglie, le increspature dell’essere.

La natura è intesa come problema tra “caos e cosmos”, tra insieme ordinato ed elemento dinamico che interviene turbando l’equilibrio preesistente, e creando elementi nuovi.

  •  Costruzione e decostruzione della “physis oltre l’ermeneutica e l’epistemica

Le riflessioni sui fondamenti della filosofia, della matematica, della fisica e dei problemi ontologici e fondazionali della meccanica quantistica, relative alla realtà subatomica, e le nanotecnologie consentono una interpretazione “ontopoietica” della natura capace di concepire l’essere nelle sue trasformazioni ovvero nel suo “caoscosmos”, verso una costruzione e decostruzione della “physis” oltre l’ermeneutica e l’epistemica.

  • “Χώρα” ed Hestia

La “Χώρα” disegna increspature, biforcazioni, “strutture” sfuggenti, appartiene al “triton ghenos, è una singolarità, uno “spazio” dinamico, imprevedibile, non formalizzabile in cui il “logos” naufraga.
Hestia è la primigenia creazione mitologica della spazialità cheotica, sintesi dell'abitabilltà e dell'attività produttiva.
Hestia è al centro della casa, degli spazi privati: nella “polis” è la dea del focolare, invece Hermes è epicentro della socialità pubblica.
Hestia deriverebbe la sua eufonè tanto da “histoi”, pilastri di legno, metafora statica costruttiva dello spazio abitativo, quanto da “histos”, telaio versale in salienza, simbolia tecnologica della spazialità produttiva.

  • “Phalòs”, “essia” o “osia”

“Phalòs”, “essia”, quale essenza immutabile oppure “osia”, quale mobilità, movimento cangiante.
“Phalò” comunicanti generano “omphalos” della comunanza dinamica della polis ed “omphalos” della spazialità pre-post-produttiva
“Phalò”: instabilità d'una struttura stabile, invariante rispetto ad uno spazio prefissato, ma attraversata da dinamiche caotiche e cheotiche (χέω, versare, avente direzionalità), topologie fluttuanti recreanti attanze spaziali: “omphalos”.

  • L'”omphalos”

L'”omphalos” dello spazio abitativo-produttivo e dello spazio della “polis” è l'archetipo che sintetizza l'economia con la spazialità urbana e della casa.
“Omphalos”, ombelico, esprime etimologicamente non una catamorfia involvente, concava, implosiva, ma una salienza anamorfica, crescenza d'instabilità.

  • La spazialità dell'”omphalos”

L'”omphalos” della megalopoli assumerà una figura di regolazione ad ombelico nell'interno del quale la scienza e la tecnologia fluttuante ricreeranno dinamicità spaziali caotiche e cheotiche, eutopiche e distopiche.
La spazialità dell'”omphalos” viene formalizzato dalle catastrofi ombelicali tramite modelli topologici dotati di complessità superiori alle catastrofi thomiane.

  •  Forma e spazio: per una nuova teoria delle catastrofi

La “farfalla-cuspide” è la rappresentazione topologica dell'alterità sociale quale desideranza spaziale che inventa il nuovo: è pregna di eventi.
La “tetrafarfallacuspide” esprime la dialogia tra intelligenza della socialità, espressa in desideranza spaziale, interagente con la spazialità dei media di produzione.
L'ellittico interno al parabolico sarà la rappresentazione topologica dell'alterità sociale emergente quale desideranza spaziale attante verso futuri universi.

  • Il Mito ed il Caosmos: le singolarità

Da una delle sezioni, delimitanti la “tetrafarfallacuspide”, s'epigenera una singolarità ombelicale parabolica, sintesi archetipica di configurazioni morfogenetiche elaboranti gli stimoli esterni, secondo la propria topologia fluttuante, dispieganti attanzialità creative della socialità individuale e collettiva.
La singolarità del “metaedro” conserva il passato solo come vestigia, come strutture creodali.

  • Un modello qualitativo

Il modello assunto è archetipale, sintagmatico, qualitativo.
Si tratta della costruzione di metaedri, modelli topologici complessi clonati da un centro organizzatore e della costruzione di struttura costituita da più poliedri: il “diadema”, la “sfera ombelicale”, la “sfera metaedrica”,  la “farfallacuspide”, la “tetrafarfallacuspide”, la “collana” https://www.giacintoplescia.it/la-natura-e-luomo-le-catastrofi-dopo-thom/
Alcune ricerche hanno introdotto delle metodologie per la generazione di modelli geometrico-topologici più complessi di quelli offerte dalle catastrofi di Thom https://www.treccani.it/enciclopedia/rene-thom/

giovedì 14 luglio 2022


TELESCOPIO WEBB GALASSIE


Filosofia e Fisica dopo il telescopio Webb non sono le stesse di prima, pertanto il claim del giorno è  "Qui Filosofia, Huston abbiamo dei problemi" non solo così si può sintetizzare l'intento di Carlo Cosmelli e Paolo Pecere con il loro testo "Fisica per Filosofi" https://www.mondadoristore.it/Fisica-per-filosofi-Carlo-Cosmelli/eai978884309962/ infatti anche la scienza ha dei problemi e tanti e al suo interno come Gödel dimostrò con  teoremi di incompletezza delle matematiche, poi venne il principio di indeterminazione di Heisenberg e la meccanica quantistica che hanno sovvertito lo sguardo e i fondamenti del pianeta scienza e del sapere.

Si può ben dire, allora, "Qui Scienza, Huston abbiamo dei problemi". Laddove "Huston" sta per comunità filosofica e scientifica: tutta.

"Sono pienamente d’accordo sul significato e sul valore educativo della metodologia, così come della storia e della filosofia della scienza. Questa indipendenza creata dallo sguardo filosofico – a mio parere – costituisce il tratto che distingue un mero artigiano o specialista dal vero ricercatore della verità. Una conoscenza dello sfondo storico e filosofico dà quel genere di indipendenza dai pregiudizi della propria generazione, di cui la maggioranza degli scienziati sta soffrendo" ha lasciato scritto Einstein https://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Einstein

  • Fisica e Filosofia

Fisica e Filosofia dopo il telescopio Webb, ma anche prima, dimostrano  come la disputa sui primati è di ostacolo alla Filosofia ed alla scienza ovvero alla conoscenza.

Un filosofo che parli della natura senza considerare la Fisica si espone all'errore, ad una conoscenza monca e verso un "tradimento" della filosofia.

"Oggi molta gente -perfino scienziati professionisti- mi sembra come chi ha visto migliaia di alberi ma non ha mai visto una foresta" dice  Einstein.

Andare nella foresta della conoscenza significa individuare la vegetazione senza pregiudizi e senza pensare di essere depositari di una verità da difendere ed imporre ma da cercare.

Bergson fa notare ad Einstein che la sua concezione del tempo espunge il tempo interiore, soggettivo, individuale del tempo così ben rappresentata dalle pagine della "Ricerca del tempo perduto" di Proust e dall'iconico tè con la madeleine https://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Proust

Per Martin Heidegger la scienza “non pensa” e non pensa su sé stessa: a dire che solo la filosofia rivolge lo sguardo ai propri presupposti.

E' proprio così? E' sempre stato così?

Per "Primo di tutti fu il Caos" dice Esiodo e Χάος è "una sorta di nebulosità senza forma associata all'oscurità" scrive Arrighetti e ancora per Guidorizzi "Caos il vuoto primordiale, una specie di gorgo buio che risucchia ogni cosa in un abisso senza fine paragonabile a una nera gola spalancata (χάσκω, inghiotto)" mentre già Lucrezio parla del vuoto e Hawking dei Black Hole.

In Leopardi poesia, filosofia e scienza sono indistinguibili "questo globo ove l'uomo è nulla, sconosciuto è del tutto”, quei "nodi quasi di stelle" sono un riferimento, ante litteram, alla teoria dei nodi, dei nastri alla topologia mentre lo “zeitraum” della musica di Mozart è metafora del “chaosmos” nonché dell'indecidibilità di Gödel.

Natura intesa come problema tra caos e cosmos, tra insieme ordinato ed elemento dinamico che interviene turbando l’equilibrio preesistente, e creando elementi nuovi, come elemento in continua progettazione siamo nell'era degli  equilibri dinamici come nelle nanotecnologie,  oscillante tra pratica ‘ontologica, ermeneutica e epistemica’.

Le attuali ricerche matematiche e fisiche riguardano la realtà subatomica e le nanotecnologie e consentono una interpretazione “ontopoietica” della natura  capace di concepire cioè l’essere stesso nelle sue trasformazioni ovvero nel suo caoscosmos costruzione e decostruzione della physis.

La fisica dello spazio curvo di Einstein e il principio di indeterminazione di Heisenberg e, per quanto concerne la morfologia del vivente, d'Arcy W. Thompson la forma non appare come un dato ma come un processo, l'esito di metamorfosi regolate da leggi topologiche https://www.giacintoplescia.it/la-natura-e-luomo-le-catastrofi-dopo-thom/ lo spazio viene considerato come un “corpo in trasformazione” e la geometria assume il compito di trovare leggi metamorfiche.

  • La specializzazione delle scienze e il ruolo della Filosofia

La regina scienze, la Filosofia, ha perso l'allure e la corona via via detronizzata dalla ricerca scientifica e dalla conseguente tecnologia che detta legge in modo incontrastato. 

Nello stesso tempo e come logica conseguenza, la scienza parcellizzata e sempre più specializzata trova difficoltà insormontabili nel riuscire a dialogare ed intendersi al suo interno, verso le altre discipline e verso una platea vasta e assettata di conoscenze che si riversa su internet alla ricerca di risposte.

Mancava, decisamente un testo come "Fisica per Filosofi" di Carlo Cosmelli e Paolo Pecere e giunge a fagiolo  ora che Fisica e Filosofia dopo il telescopio Webb sanno che, come nel corso dei secoli, continueranno a parlarsi.

  • La struttura di "Fisica per Filosofi" di Carlo Cosmelli e Paolo Pecere

Dice Cosmelli "fino al  XIX secolo c’era una parziale sovrapposizione fra fisici e filosofi ed  entrambi potevano utilizzare più o meno lo stesso linguaggio. Con il XX secolo purtroppo questa possibilità è andata via via diminuendo. L’estrema complessità del formalismo richiesto oggi per descrivere il nostro mondo ha reso spesso impossibile una discussione fra fisici e studiosi di altre aree"

Ogni capitolo riguardante la Fisica trova il suo completamento nelle schede di Paolo Pecere, filosofo della scienza, che fa da controcanto e integrazione del discorso più strettamente scientifico.

Niente viene sacrificato alla chiarezza dell'esposizione che a piene mani ricorre al formalismo, perché se senza conoscenza delle note non si legge la musica senza la matematica con cui parla la fisica la scienza è muta.

E' il primo testo di “manuale di fisica” ed introduzione alla filosofia della scienza anzi alla filosofia.

"La nascita dei Principi della Fisica, nelle varie epoche, non è stata mai avulsa dalle idee coeve. Inoltre credo che sia utile cercare di capire come altre persone con una formazione differente avessero affrontato gli stessi problemi e a quali conclusioni fossero arrivati; giuste o no non è essenziale, è il processo mentale che conta"

  • La Storia della scienza

Cosmelli  ci porta con mano dalla Meccanica Classica, alla Termodinamica, all'Elettromagnetismo, alla Relatività Speciale, fino alla  Meccanica Quantistica ed alla Cosmologia: da Galilei al bosone di Higgs https://frame-frames.blogspot.com/2021/06/chiara-marletto-la-scienza-del-si-puo-e.html

Cosmelli lo esplica fino in fondo: "Ho deciso di basare ogni capitolo sull’enunciazione e la spiegazione dei “Principi” della Fisica. Perché il fatto è che i Principi, essendo appunto dei Principi,  si enunciano, non si dimostrano, quindi non esiste una dimostrazione matematica. Ma devono essere capiti. Quindi è necessario chiarire il significato dei termini usati. Capire il significato dei termini è metà del lavoro necessario per capire poi un principio".

L'impianto è volutamente storico "concettualmente e didatticamente più semplice" dichiara Comelli in tal modo "termini che vengono introdotti trovano la loro giustificazione in un preciso momento storico legato allo sviluppo di nuove teorie e/o ai risultati di nuovi esperimenti".

Riprendiamo le dichiarazione dell'autore che descrivono in modo puntuale il testo: "La Fisica nasce con Galilei e Newton, quindi con la meccanica, poi si scopre che se di particelle ne ho tante, libere di muoversi, devo creare una nuova disciplina: la Termodinamica, che fra l’altro esplicita per la prima volta la direzione del tempo e si formalizza una nuova proprietà dei corpi: la carica elettrica, e nasce l’elettromagnetismo.

Alla fine del XIX si scopre che l’elettromagnetismo alla Maxwell aveva dei problemi di coerenza interna e con la relatività galileiana e nasce la Relatività speciale, che ridefinisce lo spazio e il tempo per sistemi di riferimento che si muovono con velocità costante.

E dieci anni dopo Einstein generalizza la relatività speciale a sistemi di riferimento qualunque, quindi anche accelerati, nasce lo spazio-tempo curvo ridefinendo ancora una volta spazio e tempo.

E nel XX scolo si scopre che nel mondo microscopico alcune delle leggi della Fisica Classica non funzionano; non perché siano approssimate… non funzionano per nulla.  E nasce la Meccanica Quantistica. Che oggi applichiamo anche alle stelle, alla Cosmologia"

  • Il teatro da Albert Einstein a Niels Bohr , da Gabriella Greison a Carlo Cosmelli

È congeniale ai Fisici il teatro come ricorda Einstein e come dimostra Niels Bohr che, nel suo Istituto di ricerca, aveva creato uno spazio teatrale dove portava in scena il "Faust a Copenaghen" incentrato, però, sul neutrone e gli "attori" erano Bohr, Dirac, Pauli e Heisenberg.   

Infatti Gabriella Greison https://frame-frames.blogspot.com/2021/04/gabriella-greison-riuscira-nellintento.htm porta avanti il suo Festival della Fisica nei teatri non solo in Italia ma all'estero e nelle scuole in collaborazione con centri di ricerca di Fisica.   

Anche Cosmelli fa ricorso all'universo teatrale dove si svolge la scena delle particelle, dello spazio- tempo: la bellezza della scienza e del pensiero.

Anche qui la parola al... regista : "la Fisica Moderna, il cosiddetto Modello Standard, descrive l’universo come composto di due classi di “oggetti”: bosoni e fermioni. I fermioni sono le particelle con massa che formano la materia che conosciamo. I bosoni rappresentano le “interazioni” fra queste particelle, e tutto avviene nello lo spazio-tempo. Ma le interazioni non sono le stesse per tutte le particelle. Questo panorama è molto simile a quello che succede a teatro, dove si parte da un palcoscenico (lo spazio-tempo) per poi arrivare ad uno spettacolo con gli attori (le particelle), ognuno con le sue caratteristiche, la lingua che parlano (le interazioni) e che utilizzano per scambiarsi le informazioni, lo svolgimento della trama… 


martedì 12 luglio 2022


TELESCOPIO WEBB IMMAGINI DELL'UNIVERSO

FISICA PER FILOSOFI CARLO COSMELLI

Dalla notte dei tempi l'uomo primitivo e poi i poeti e i filosofi presocratici si interrogano sul cosmo.

Per i greci è il chaos a farla da padrone nell'universo e tutto avviene secondo contesa: il πόλεμος regge le sorti del mondo e dell'umano.

Alla porta dei sentieri della Notte e del Giorno le fanciulle persuadono la Dikê a consentire il passaggio del mortale, ed ora noi solchiamo le vie delle stelle con gli strumenti dell'intelligenza  e a volte dimentichi della potenza dell'universo.


doodle di google sul telescopio Webb 


Il telescopio Webb, ad un anno dal lancio https://www.ilsole24ore.com/art/a-natale-lancio-nuovo-telescopio-spaziale-scoperta-misteri-dell-universo-AE1ZQ83 ha già compiuto un passo importante quanto quello di Armstrong nella discesa sulla luna https://www.raiplay.it/video/2019/06/Luomo-sulla-Luna---A-passeggio-sulla-Luna-229a1478-cacb-4bd6-a4ee-ac4a6d7bfcb6.html  nel 1969.



Il video di Webb https://www.rainews.it/video/2022/07/le-prime-immagini-del-telescopio-webb-viaggio-allinterno-delluniverso-pi-profondo-9ff8a8ad-6edd-4da3-9fb1-2852bd3a9590.html parla di per sè, per «l’America e per l’intera umanità».

Non c'è solo la Nasa ma l'Agenzia spaziale europea e la canadese a intestarsi meritoriamente l'impresa.

Molte sono le «domande che ancora non sappiamo ancora formulare» dichiara Nelson ma «daremo all’umanità una nuova visione del cosmo. Ed è una visione mai vista prima», ha aggiunto il dirigente della Nasa.

In attesa della divulgazione delle altre immagini, ancora una volta l'umanità rivolge gli occhi al cielo come ha fatto Eraclito, per cui poiché il fuoco non è una sostanza statica ma sempre mutevole, e che postulò una dinamica dell’essere, alla base di tutti i fenomeni: uno stato continuo di flusso, “panta rei”, o la faccia nascosta della Natura, macroscopica e microscopica. 

Aristotele pensò alla natura come dynamis: movimento, trasformazione, cambiamento. 

Anassagora propose non solo che la materia fosse infinitamente divisibile, sia nello spazio che nel tempo, ma che la divisione generasse un sistema infinito ulteriormente divisibile all’infinito, quale infinita varietà di tutti i fenomeni fisici. 

I filosofi pensarono all''apeiron illimitato, infinito, indeterminato: senza fine, privo di limiti, qualitativi e quantitativi o dynamis del caos.

Antagonista della concezione meccanicistica fu Leibniz che propose una paradigmatica del tutto alternativa: la dinamica.

La nascita della dinamica, ovvero una teoria che spiegò il moto quale effetto di forze, dynamis, l'equivalenza cinematica si fondò sull'idea di forze esterne quali cause dinamiche che determinano le deviazioni dal moto “rettilineo-uniforme” inerziale. 

Lo spazio-tempo di Einstein https://www.raiscuola.rai.it/fisica/articoli/2021/09/Lo-spaziotempo-fai-da-te-la-Relativita-Generale-di-Einstein-28308e98-e3eb-4009-bc09-22213a526e62.html è la seconda rivoluzione della nostra visione del cosmo  con il Bosone di Higgs https://www.youtube.com/watch?v=c1SQq2XY1r4  cui dobbiamo il nostro essere qui sulla terra e nell'universo.

La filosofia e la fisica s'incontrano https://www.youtube.com/watchv=AlDn0wlKiTA come sempre e  "Fisica per Filosofi" di Carlo Cosmelli e Paolo Pecere con Giorgio Parisi, Carlo Cellucci lo sta a dimostrare.

Il libro offre un’esposizione dei principi della fisica che, accompagnata da approfondimenti storico-filosofici, va dalla meccanica classica alle teorie di frontiera contemporane passando per la termodinamica, le teorie della relatività e la meccanica quantistica.

mercoledì 6 luglio 2022


All’origine, la musica pare risolversi tutta nella filosofia, come modello dell’attività del relazionarsi o dell'armonizzarsi dei suoni dall'acuto al grave, all’intonazione del modello scalare: il filosofo è già musicista, come narrò Platone: nel Fedone nel sogno fa già musica altissima. Nel Sofista la filosofia è musica, perché evidenzia le modalità dell'accordarsi e dispiegarsi nella completezza.

Filosofo e musicista hanno una vocazione per la musica ma si dedicano alla filosofia o viceversa. Sono persi o presi in una naufraganza che sfugge.

La filosofia è musica o la musica è il mondo che canta, e la musica è il sublimarsi nella filosofia, ma con profonda asimmetria.

giovedì 10 marzo 2022

Regazzoni filosofia del mare la χώρα e l'architetto Claude_Monet_-_The_Houses_of_Parliament,_Sunset.jpg


 
Regazzoni: filosofia il mare la χώρα e l'architetto sono alcune suggestioni sorte ieri sera nell'ascoltare la lectio del filosofo genovese che, nell'ambito del ciclo "la Filosofia del mare" a Palazzo Ducale di Genova, esplicitava le sue ricerche che presto vedranno la luce in un saggio per i tipi di Ponte alle Grazie col titolo "Oceano. Filosofia del pianeta" e  molte altre sollecitazioni ci sorprendevano.

In greco, paese, contrada, patria, regione, spazio, luogo, ed anche qualità, condizione, è indicato con un sostantivo femminile χώρα che è inserita nella polis a rimarcare il suo radicamento terrestre e di nutrice.

Sta anche per qualità e ci chiediamo intorno alla qualità di questa qualità da quando Platone ne ha parlato. 

giovedì 3 marzo 2022


GIACINTO  PLESCIA LA BELLEZZA LA FILOSOFIA E  E IL MÖBIUS STRIP

Di fronte alle manifestazioni della forza della natura e delle umane tragedie sorge il senso della paura e dell'angoscia ma anche della bellezza e del sublime.

La bellezza presuppone forma, misura, proporzione, simmetria, il sublime richiama grandezze incommensurabili che generano sgomento e terrore.

La bellezza e il sublime sono due poli in un continuo: un polo è la bellezza associata a un principio di organizzazione, l'altro rappresenta una disorganizzazione, una distopia e scaturisce dalla scoperta dell'abisso costitutivo dell'esistenza.

E' la differenza tra due spazi topologici che s’incontrano come in un nastro di Möbius: un fiore, un poema, un dipinto, o 

mercoledì 2 marzo 2022


L'IDIOTA DI DOSTOEVSKIJ

Dostoevskij, nel 2013, è stato direttamente denunciato in Kamchatka: l'università "Bicocca" prova a superare questo straordinario "primato" a modo suo.

Dostoevskij se fosse con noi, scriverebbe "Gli Idioti" , nel senso proprio del termine, a leggere che l'Università milanese ha bloccato un corso universitario sulla sua opera.

Già nel 2013 un suo testo, appunto "L'Idiota", è stato al centro di una denuncia grottesca, tanto quanto la decisione della Bicocca.