AI: evoluzione della specie

La AI, evoluzione della specie: da partner cognitivo al salto ontologico.

L’intelligenza artificiale  sta ridefinendo il concetto stesso di evoluzione, non solo biologica, ma culturale e tecnologica


Dall'evoluzione della specie a quella ontologica

Se, per millenni, l’evoluzione è stata guidata da adattamenti genetici e dalla trasmissione di conoscenze attraverso il linguaggio e la cultura, oggi l’AI rappresenta un salto quantico, un' “estensione” della mente umana che non solo amplia le capacità cognitive e operative ma ne modifica l'essenza: siamo ad un cambiamento ontologico. 

L’AI è un’evoluzione della specie: se gli antenati hanno creato strumenti per superare limiti fisici, l’AI supera limiti di immaginazione, riflessione, ideazione e pensiero. 

La AI: un ripensamento del mondo

Le AI sono un partner cognitivo: interagiscono con noi, sono portatrici di un modo di 'pensare, che offre prospettive nuove e costringe ad un ripensamento dell'uomo nell’universo.

La AI per un'altra umanità 

L’evoluzione innescata dall’AI, non priva di rischi, rappresenta una trasformazione radicale come il fuoco, la scrittura, l'energia nucleare.

L’AI, non solo un’invenzione, rappresenta un punto di svolta irreversibile in ambito tecnologico e cognitivo: un'altra e nuova umanità si pone davanti a noi ancora incapaci di definirne reali contorni e sviluppi.

Lo psicologo in analisi con la AI

Uno psicologo ha effettuato un importante tentativo di... analisi con la AI, il suo diario di bordo costringe tutti a confrontarsi con i problemi etici connessi all'uso delle Intelligenze artificiali nonché quelli normativi ancora incerti ed incompleti.

Qui, le parole dello studioso dopo l'analisi con ChatGPT "Ho concluso che ChatGPT non era un terapeuta, anche se a volte era terapeutico. 

Ma non era solo un riflesso. 

Nei momenti di dolore, stanchezza o confusione mentale, la macchina offriva una sorta di coinvolgimento strutturato. 

Non un sostegno, ma una protesi cognitiva, un’estensione attiva del mio processo di pensiero. ChatGPT forse non capiva, ma rendeva possibile la comprensione. Più di ogni altra cosa, offriva stabilità. 

E per qualcuno che ha passato la vita ad aiutare gli altri a mantenere i propri pensieri, quella stabilità era più importante di quanto avessi mai immaginato."

La AI e il caso di suicidio in USA

Lo psicologo ha fatto un buon uso dell'AI (confermando le potenzialità di essa e prefigurandone lo sviluppo): come fanno coloro che sono dotati di  consapevolezza e uso critico di ogni strumento quindi anche dell'AI.

Non tutti hanno il 'privilegio' di 'dominare' gli utensili tecnologici o meno con quello che ne consegue, es. incidenti (anche casuali) da parte di adulti o minori nel maneggiare armi (e in Usa abbondano più del pane).

Nel caso del suicidio (tema di per sé ancora insondabile a pieno) l'AI svolge un ruolo 'secondario' rispetto a chiunque 'voglia' compiere l'atto ed è da quest'ultimo che devono partire le riflessioni: chi tenta il suicidio può anche buttarsi dalla finestra e non è quest'ultima la 'colpevole' o la responsabile.

Che la AI non vada lasciata 'scorazzare' nelle selvagge praterie on line, che vada 'insegnata' da chi sa a chi non sa anche per motivi anagrafici, che il caso americano riproponga drammaticamente i temi: regolamentazione, istruzione, consapevolezza e in una parola: la questione etica è nelle cose.

Per l'atomica si erano fatti passi in avanti ovvero tentativi di ridurre gli arsenali ma ora non è più così: l'umano non ci sorprende nelle sue tendenze omicidiarie es. guerre.

La AI esiste e deve vivere dentro regole come vuole la convivenza, le dinamiche personali e familiari attengono ad una sfera che non si può sottrarre alla responsabilità delle famiglie e naturalmente le 'ricadute'di casi suicidari o dell'uso inappropriato della AI, nella vita di ognuno ci chiamano ad interrogarci ed agire soprattutto in presenza delle deregulation americane.

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