AI, la storia e René Thom.
La teoria delle catastrofi di René Thom, un modello matematico topologico che descrive i cambiamenti improvvisi e discontinui nei sistemi dinamici, è applicabile a fenomeni naturali e sociali.
Qui si vuole farne un uso in ambito storiografico.
Sebbene sia nata in ambito matematico e abbia trovato applicazioni in discipline come la biologia, la fisica e la psicologia, il suo utilizzo esplicito nella storiografia è meno comune e spesso indiretto, poiché gli storici tendono a privilegiare approcci narrativi o analitici piuttosto che modelli matematici formali.
Tuttavia, alcuni studiosi e pensatori hanno esplorato o fatto riferimento a questa teoria per interpretare gli accadimenti storici, soprattutto in contesti interdisciplinari o dove si analizzano transizioni brusche e punti di rottura.
Di seguito alcune riflessioni e nomi di studiosi che si sono avvicinati a questa prospettiva.
Contesto generale
La teoria delle catastrofi si basa sull'idea che piccoli cambiamenti nei parametri di un sistema possano portare a trasformazioni qualitative improvvise (le "catastrofi"), come rivoluzioni, crolli di imperi o crisi sociali. In storia, questo potrebbe corrispondere a eventi come la caduta dell'Impero Romano, la Rivoluzione Francese o il collasso di sistemi economici.
Tuttavia, Thom stesso non ha applicato sistematicamente la sua teoria alla storia, e il suo lavoro è rimasto più teorico e speculativo quando si è trattato di scienze umane. Sono stati altri studiosi, spesso al confine tra storia, filosofia e scienze sociali, a trarre ispirazione da questa cornice concettuale.
Studiosi rilevanti
- Fernand Braudel e la storiografia delle longue durée
Anche se Fernand Braudel (1902-1985), storico della scuola delle Annales, non ha mai citato esplicitamente la teoria di Thom, il suo approccio alla storia come un sistema di strutture a diversi livelli temporali (lunga durata, congiunture, eventi) presenta analogie con il pensiero sistemico di Thom. Alcuni interpreti successivi hanno suggerito che i momenti di "crisi" o "rottura" nelle congiunture braudeliane potrebbero essere letti attraverso il prisma delle catastrofi, dove un accumulo graduale di tensioni sfocia in un cambiamento improvviso. Ad esempio, il passaggio dalla feudalità al capitalismo potrebbe essere visto come una "catastrofe a cuspide", con fattori economici e sociali che raggiungono un punto critico. - Immanuel Wallerstein e la teoria dei sistemi-mondoche portano a transizioni epocali, come il declino di un'egemonia economica o il collasso di un sistema-mondo. Sebbene non citi Thom direttamente, il suo interesse per i punti di biforcazione e i cambiamenti strutturali richiama i principi della teoria delle catastrofi. Alcuni studiosi interdisciplinari hanno proposto di rileggere le sue crisi sistemiche (es. la crisi del capitalismo moderno) come esempi di "catastrofi elementari" thomiane.
Immanuel Wallerstein (1930-2019), storico e sociologo, ha sviluppato la teoria dei sistemi-mondo, analizzando le dinamiche del capitalismo globale. Wallerstein descrive crisi sistemiche - John Lewis Gaddis e la storia come sistema complesso
John Lewis Gaddis, storico statunitense noto per i suoi studi sulla Guerra Fredda e autore di The Landscape of History (2002), ha esplorato l'idea della storia come un sistema complesso, con momenti di stabilità interrotti da cambiamenti improvvisi. Gaddis si è ispirato alle scienze della complessità, che includono concetti affini alla teoria di Thom, come i punti di tipping e le transizioni non lineari. Pur non applicando direttamente la matematica di Thom, il suo approccio teorico alla contingenza e ai "salti" storici (es. la fine della Guerra Fredda) potrebbe essere messo in dialogo con la teoria delle catastrofi. - René Thom stesso e le sue speculazioni storiche
Thom, pur essendo un matematico, ha occasionalmente esteso le sue riflessioni alle scienze umane, inclusa la storia. Nel suo libro Stabilità strutturale e morfogenesi (1972) e in interviste come Parabole e catastrofi (1980), ha suggerito che eventi come rivoluzioni o crisi sociali potrebbero essere modellizzati come catastrofi, dove tensioni latenti (parametri di controllo) portano a un "salto" (es. la Rivoluzione Francese come una "catastrofe a cuspide"). Tuttavia, queste idee sono rimaste speculative e non hanno prodotto un'applicazione sistematica alla storiografia. - Pensatori interdisciplinari: Gregory Bateson e Edgar Morin
- Gregory Bateson (1904-1980), antropologo e teorico dei sistemi, ha influenzato il pensiero sulle discontinuità nei sistemi sociali e culturali. Sebbene non sia uno storico, il suo lavoro sui "salti" nei processi di apprendimento e comunicazione ha punti di contatto con la teoria di Thom, e alcuni studiosi di storia culturale hanno usato queste idee per analizzare crisi epocali.
- Edgar Morin (nato nel 1921), filosofo e sociologo francese, ha sviluppato una teoria della complessità che integra concetti di discontinuità e crisi. Morin conosceva il lavoro di Thom e lo ha citato in contesti legati alla comprensione dei sistemi complessi, inclusi quelli storici, come momenti di "rottura" che ridefiniscono l'ordine sociale.
Applicazioni indirette e limiti
Nonostante il potenziale teorico, l'uso esplicito della teoria delle catastrofi nella storiografia rimane raro. Ciò è dovuto a diversi fattori:
- Astrattezza matematica: La teoria di Thom richiede una formalizzazione matematica (es. le sette catastrofi elementari: piega, cuspide, coda di rondine, ecc.) che gli storici, spesso privi di formazione in topologia, trovano difficile applicare.
- Critiche alla teoria: Negli anni '80, la teoria di Thom fu criticata per la sua ambizione universalistica e per la difficoltà di fare previsioni quantitative, riducendone l'appeal nelle scienze sociali.
- Approccio qualitativo: Gli storici preferiscono spesso analisi qualitative o narrative, mentre la teoria di Thom è più adatta a modelli astratti.
Tuttavia, in ambiti interdisciplinari come la cliometria (storia economica quantitativa) o la storia ambientale, alcuni studiosi hanno usato modelli dinamici ispirati a Thom per analizzare eventi come il collasso di civiltà (es. i Maya o l'Isola di Pasqua), interpretandoli come esiti di squilibri sistemici che culminano in una "catastrofe".
Conclusione
Non esiste una scuola storiografica che adotti sistematicamente la teoria delle catastrofi di Thom, ma alcuni studiosi, come Wallerstein, Gaddis o Morin, hanno lavorato su concetti affini, spesso senza citare Thom direttamente. Per un approfondimento, potresti esplorare le opere di questi autori o cercare studi recenti in riviste interdisciplinari (es. Journal of Interdisciplinary History) che combinano storia e teoria dei sistemi.
La vicenda della Divisione Acqui a Cefalonia nel settembre 1943 è un episodio tragico e significativo della Seconda Guerra Mondiale, che può essere analizzato attraverso la lente della teoria delle catastrofi di René Thom per interpretare le dinamiche che portarono a una rottura improvvisa e drammatica degli equilibri.
Un’ipotesi su come questo evento storico possa essere modellizzato utilizzando i concetti di Thom, in particolare la "catastrofe a cuspide", che è uno dei modelli più noti della sua teoria, adatto a situazioni in cui tensioni latenti esplodono in un cambiamento qualitativo repentino.
Contesto storico
La Divisione Acqui, un’unità dell’esercito italiano composta da circa 12.000 uomini, era stanziata a Cefalonia, un’isola greca nel Mar Ionio, durante l’occupazione italiana della Grecia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 tra l’Italia e gli Alleati, la situazione per le truppe italiane nei territori occupati divenne caotica. I tedeschi, ex alleati, chiesero la resa e il disarmo delle forze italiane, ma la Divisione Acqui, sotto il comando del generale Antonio Gandin, si trovò di fronte a una scelta cruciale: arrendersi o resistere. Dopo un referendum tra i soldati e un tentativo fallito di negoziato, la divisione decise di opporsi ai nazisti. Dal 15 al 22 settembre 1943, i soldati italiani combatterono una battaglia disperata contro forze tedesche superiori, supportate da aerei e artiglieria. Alla fine, sopraffatti, circa 5.000 italiani furono uccisi in combattimento o fucilati dopo la resa, in uno dei più gravi massacri di prigionieri di guerra della Seconda Guerra Mondiale.
La teoria delle catastrofi applicata
La teoria di Thom descrive i sistemi dinamici in cui i cambiamenti graduali nei parametri di controllo possono portare a salti improvvisi nello stato del sistema (le "catastrofi"). Nel modello a cuspide, due parametri di controllo (ad esempio, tensione interna e pressione esterna) determinano il comportamento del sistema, che può rimanere stabile o collassare in uno stato alternativo quando si supera una soglia critica. Vediamo come questo si applica a Cefalonia.
Parametri di controllo
- Tensione interna (asse x): Questo parametro rappresenta il livello di coesione, morale e pressione psicologica all’interno della Divisione Acqui. Prima dell’armistizio, i soldati italiani erano in una situazione di relativa stabilità, ma l’8 settembre introdusse un’incertezza devastante: l’Italia non era più alleata della Germania, ma non era ancora chiaro cosa fare. La decisione di resistere fu influenzata da un mix di orgoglio nazionale, rifiuto della resa e senso di tradimento verso i tedeschi. Il referendum tra i soldati (un evento raro) amplificò questa tensione interna, portando a una polarizzazione: arrendersi o combattere.
- Pressione esterna (asse y): Questo parametro riflette le forze esercitate dai tedeschi, che aumentarono progressivamente dopo l’armistizio. I nazisti imposero un ultimatum, minacciando rappresaglie, e rafforzarono la loro presenza con truppe d’élite (Gebirgsjäger) e supporto aereo. La pressione crebbe fino a diventare insostenibile, spingendo il sistema verso un punto critico.
Superficie di risposta e punto di cuspide
Nella teoria di Thom, la "superficie di risposta" è una rappresentazione tridimensionale in cui lo stato del sistema (ad esempio, "stabilità" o "conflitto") dipende dai due parametri. Prima dell’armistizio, la Divisione Acqui era in uno stato di equilibrio precario ma stabile (collaborazione con i tedeschi). L’armistizio e le successive scelte spostarono il sistema verso il bordo della cuspide, un punto di biforcazione:
- Scelta 1: resa – Se Gandin avesse accettato l’ultimatum tedesco, il sistema sarebbe tornato a una stabilità apparente (consegna delle armi e prigionia).
- Scelta 2: resistenza – La decisione di combattere rappresentò il "salto" nella catastrofe, un passaggio irreversibile a uno stato di conflitto aperto.
Il referendum e il rifiuto dell’ultimatum segnarono il momento in cui il sistema superò la soglia critica, precipitando nella "catastrofe": sette giorni di battaglia feroce, seguiti dal massacro.
Dinamiche della catastrofe
- Accumulo graduale: Le tensioni si erano accumulate nei giorni successivi all’armistizio (9-14 settembre), con negoziati falliti e crescenti provocazioni tedesche. Questo è il movimento lento lungo la superficie di risposta.
- Salto improvviso: Il 15 settembre, con l’inizio degli scontri, il sistema passò da uno stato di incertezza a uno di guerra totale. La "catastrofe" si manifestò nella rapidità con cui la situazione degenerò.
- Conseguenze irreversibili: Una volta iniziato il conflitto, non ci fu ritorno: la resistenza portò alla distruzione della divisione e al massacro dei sopravvissuti, un esito che Thom descriverebbe come uno stato stabile alternativo (collasso totale).
Interpretazione storica con Thom
La teoria di Thom ci permette di vedere la resistenza della Divisione Acqui non solo come un atto eroico o una tragedia, ma come il risultato di un sistema spinto oltre il limite di stabilità. La "catastrofe a cuspide" evidenzia come fattori interni (morale, decisione collettiva) e esterni (minaccia tedesca) abbiano interagito per produrre un evento eccezionale. A differenza di altre unità italiane che si arresero senza combattere, a Cefalonia il sistema raggiunse un punto di rottura unico, amplificato dalla geografia isolata dell’isola e dall’assenza di supporto esterno.
Analogie con altri eventi
Possiamo paragonare Cefalonia ad altri momenti storici di "salto" improvviso, come la Rivolta di Varsavia del 1944 o la Comune di Parigi del 1871, dove tensioni accumulate sfociarono in resistenze disperate contro forze soverchianti. In tutti questi casi, la teoria di Thom potrebbe modellizzare il passaggio da una fase di latenza a una di azione catastrofica.
Conclusione
Applicare la teoria delle catastrofi di René Thom alla Divisione Acqui a Cefalonia ci offre una prospettiva sistemica: la resistenza del 1943 non fu un evento casuale, ma l’esito di un sistema sotto pressione che, raggiunto un punto critico, "saltò" in uno stato di conflitto irreversibile. Questo approccio non sostituisce l’analisi storica tradizionale (con i suoi dettagli umani e politici), ma la integra, mostrando come dinamiche complesse possano culminare in svolte drammatiche.
Nessun commento:
Posta un commento