giovedì 30 maggio 2013

Alessandro Dal Lago Pier Aldo Rovatti: L'elogio del pudore. Per un pensiero debole

    
Alessandro Dal Lago e Pier Aldo Rovatti Elogio del pudore. Per un pensiero debole 




Il “Pensiero Debole” afferma Pier Aldo Rovatti  non è “un non pensiero” o un invito al disimpegno ed Alessandro Dal Lago ne rafforza la tesi nel riproporre il “significato politico della filosofia, la relazione pensiero-politica”

La filosofia è una riflessione sul sé, sul soggetto, sull'individuo che cerca di trovare il senso delle sue personali esperienze di vita e del suo collocarsi all'interno di un contesto comunitario che lo chiama all'impegno e all'etica insita nel discorso pubblico. 

Il linguaggio filosofico e narrativo che Rovatti esemplifica tramite il Palomar di Calvino vanno a collocare l'esperienza umana nel suo contesto più vero e certo: l'incertezza, l'instabilità.
Il dato autentico è la casualità: vera esperienza concessa al pensiero.


Indice dei Contenuti 
  • Il Pensiero Debole
  • Filosofia e Narrazione: l'Assenza di un sapere certo
  • La relazione tra il Pensiero e la Politica

  • Il Pensiero Debole
Godono ancora buona salute “i flebili” con le “vecchie masserizie” della loro “macchina apologetica”? Non se lo chiede Viano cui si riferiscono le citazioni ma Alessandro Dal Lago Pier Aldo Rovatti ne ‘L'elogio del pudore. Per un pensiero debole’  https://www.corrierenazionale.net/2024/03/19/dal-lago-rovatti-elogio-del-pudore/  un volumetto suddiviso in due parti e un'appendice che, attraverso il discorso di rettorato di Heidegger, la ripresa di Husserl e Jankélévitch, Freud e Jung nonché Wittgenstein, vuol confutare l'obiezione mossa al ‘pensiero debole’ di essere non solo un “non pensiero” in quanto “esce dalla filosofia come scienza rigorosa” ma un “tradimento dei chierici”, un invito al disimpegno.
Ma è poi vero che, per il ‘pensiero debole’, “il mondo va bene così com'è? “
  • Filosofia e Narrazione: l'Assenza di un sapere certo
Pier Aldo Rovatti, nel suo excursus sul rapporto tra linguaggio filosofico e narrativo fa parlare Palomar: “contare i fili d'erba è inutile, non si arriverà mai a saperne il numero”; ed ancora: “la sensazione che sei qui ma potresti non esserci, in un mondo che potrebbe non esserci, ma c'è... io più il mondo meno io”, per rilevare “l'assenza di ‘un sapere certo’, l'instabilità come dato autentico, la ‘casualità, la sorpresa’ costitutive della ‘peripezia’ che è l'unica esperienza di pensiero concessa all'uomo contemporaneo… l’assenza di un inizio e di una fine, di un progetto dispiegabile”.

L’io di Palomar è un “io nuotante che avrà sempre qualcosa da non raggiungere”.
“L'io nuotante” abita una “metafora senza fondo: la pantofola spaiata, le stelle, un negozio di formaggio, l’onda”.
  • La relazione tra il Pensiero e la Politica
Allora ”qual é la narrazione che il filosofo sta cercando per descrivere la propria esperienza?”
Può bastare al pensiero Eraclito che, scaldandosi vicino al fuoco, esclama “anche qui gli dei sono presenti”?

A queste domande cerca rispondere Alessandro Dal Lago che, nella sua lettura del discorso di rettorato col quale Heidegger sanciva la sua adesione al nazismo (secondo molti), a proposito del pensiero filosofico ripropone il “significato politico della filosofia, la relazione pensiero-politica”.

Sembrano particolarmente felici le pagine di Dal Lago e il lettore non si lascerà sfuggire le conclusioni cui pervengono i due autori.                 


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